linee vita
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Una linea vita è un sistema di ancoraggi, posizionati generalmente sulle coperture dei caseggiati o dei capannoni industriali, la cui funzione è quella di prevenire la caduta degli operatori durante le lavorazioni in quota.

L’obbligo d’installazione di questi dispositivi è stato sancito dal D.Lgs 81 del 09-04-2008 , Testo Unico sulla Sicurezza, e successivamente regolamentato da apposite Leggi Regionali .

Ogni sistema anticaduta a norma di legge deve avere le seguenti caratteristiche:

 

  1. Essere corredato di una documentazione tecnica composta da:

    - calcolo strutturale della copertura, atto ad individuare gli elementi portanti donei al fissagio degli ancoraggi;
    - progetto che individua la corretta tipologia di ancoraggio ed il loro esatto posizionamento sulla copertura;
    - piano di movimentazione, ovvero le istruzioni d’utilizzo della linea vita per gli operatori che accederanno al tetto.
  2. Tutti gli elementi che compongono la linea vita devono essere conformi a quanto prescritto dalla norma UNI EN 795, quindi devono essere stati sottoposti alle prove che detta norma prescrive (resistenza statica, resistenza dinamica, etc.) ed averle superate tutte. Questo deve essere provato dalla ditta produttrice degli ancoraggi mediante il rilascio delle relative dichiarazioni di conformità EN 795, certificati che andranno a far parte integrante della documentazione della linea vita.
  3. Devono essere eseguite da imprese qualificate, che hanno l’obbligo di rilasciare, a montaggio avvenuto, una dichiarazione di corretta installazione. Quest’ultima riassume gli ancoraggi installati, la loro tipologia ed il fatto che sono stati collocati nei luoghi e nelle modalità stabilite dall’ingegnere che ha redatto il calcolo strutturale ed il progetto. Solitamente è inclusa nel manuale di uso e manutenzione, in cui vengono indicate le date delle future revisioni (anch’esse obbligatorie).
  4. L’installazione di una linea vita non è solo un obbligo di legge, ma sicuramente una buona prassi, che consente a tutti gli operatori che lavorano sulle copreture dei nostri edifici (antennisti, idraulici, spazzacamini, etc.) di muoversi in sicurezza e di evitare cadute, che nei peggiori casi possono portare alla loro morte. C’è da ricordare che il Testo Unico dà la responsabilità penale di queste cadute ai proprietari dell’edificio, se questi ultimi non possono dimostrare di aver fatto tutto quello prescritto dalla legge per evitarle.
  5. Chiunque volesse approfondire l’argomento può consultare le Linee ​Guida ISPESL , che trattano molto bene le tematiche della sicurezza e della prevenzione degli incidenti sul lavoro.

La normativa prevede che tutte le varie situazioni di pericolo derivanti da lavori in quota debbano essere messe in sicurezza mediante l’installazione di un sistema anticaduta. Le più comuni sono le coperture dei caseggiati e dei loro vani tecnici, ma rientrano nella norma anche situazioni di pericolo all’interno degli involucri edilizi, come lavori su passerelle senza parapetto poste a più di 2 metri dal suolo (passerelle di carroponti, passerelle al di sopra di cisterne, etc.) e altri lavori similari. Le installazioni più comuni sono comunque le seguenti:

linee vita - foto tetti piani
linee vita - foto tetti a falde
linee vita - foto coperture in lamiere grecate

SU TETTI PIANI

 

Pur essendo coperture paragonabili a terrazzi, anche quelle piane sono soggette all’installazione di dispositivi anticaduta, a meno che non abbiano un parapetto a norma (ovvero alto almeno 110 cm) su tutto il loro perimetro.

Su questa tipologia di tetto, solitamente si installano delle linee vita di tipo flessibile, ovvero composte da due o più pali che sottendono funi in acciaio mediante apositi dissipatori d’energia e tenditori. In questo modo gli operatori possono agganciarsi al cavo e lavorare su tutta la superficie senza mai avere il bisogno di staccarsi, risparmiando di fatto molto tempo rispetto alle line vita composte solo da ancoraggi puntuali, che comportano un continuo aganciarsi/staccarsi dell’operatore per passare da un punto a quello successivo.

A seconda della pianta del tetto può essere necessario integrare la linea vita flessibile con alcuni ancoraggi puntiformi negli angoli della copertura per evitare in caso di caduta dell’operatore il cosiddetto “effetto pendolo”.

 

SU TETTI A FALDE

 

Su questa tipologia di tetto il rischio di caduta è molto più elevato, a causa dell’inclinazione del piano su cui si deve camminare per operarci e della fragilità che nel tempo possono assumere gli elementi di rivestimento come tegole e ardesie.

In questi casi gli approcci variano notevolmente, non solo a seconda della geometria del tetto, ma anche a seconda del tipo di struttura sotostante (in legno, in laterocemento, in acciaio, etc.) ed allo stato di conservazione degli elementi strutturali che lo compongono, problema molto comune nelle installazioni su edifici storici o comunque abbastanza datati.

Solitamente si sceglie un approccio ibrido, con una linea flessibile al di sopra del colmo unita ad alcuni fissaggi puntuali per raggiungere quest’ultima e nei punti a rischio “effetto pendolo”, ma a volte quest’approccio è precluso da problemi strutturali del sotto tetto e si devono utilizzare altre tipologie di ancoraggi e di rinforzi.

 

SU COPERTURE IN LAMIERA GRECATA

 

A causa della loro composizione, questo tipo di copertura è più complicata da gestire da un punto di vista della messa in sicurezza rispetto gli interventi precedenti.

Il problema deriva dalla necessità di fissare gli ancoraggi ad una sottile lamina metallica anzichè agli elementi strutturali del tetto, cosa che ha obbligato i produttori di ancoraggi a progettarne una gamma utilizzabile solamente su queste coperture.

Grazie a questi nuovi ancoraggi ora è possibile ralizzare, anche sui tetti in lamiera grecata, sistemi anticaduta del tutto similari nell’utilizzo a quelli disponibili per le altre tipologie di copertura, sia di tipo puntuale che flessibile.

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